Guido Donegani - “Un ponte per Terabithia”

“Un ponte per Terabithia”

 

“Un ponte per Terabithia”, è questo il nome del progetto portato avanti dall’istituto tecnico industriale Guido Donegani di Crotone. Con questo lavoro curato dalla professoressa Rosanna Frandina si vuole raggiungere lo scopo di prevenire il disagio giovanile e offrire nell’ambiente scolastico un senso di benessere diffuso sia per quanto riguarda il lato meramente didattico che quello sociale. Insomma si vogliono favorire quei comportamenti che possano rendere l’ambiente scolastico, nel suo insieme, sereno per tutti quanti. Il ponte rappresenta la metafora, l’aiuto agli alunni nel percorso verso l’età adulta.

 

Nei giorni scorsi nell’aula magna dello stesso istituto si è registrato un nuovo e partecipatissimo evento “Maturità affettiva della persona in formazione” che ha visto coinvolti gli studenti delle classi terze e quarte del Donegani. Come accade praticamente sempre gli allievi hanno seguito con attenzione, hanno accolto gli spunti ed i suggerimenti che sono arrivati, ma allo stesso tempo non hanno fatto mancare il loro apporto fatto di avidità di conoscenza, ben diversa dalle nozioni, ma che con queste si sposa benissimo. Sono state tantissime le domande rivolte ai relatori di giornata che non si sono certo tirati indietro. Molto volentieri invece hanno soddisfatto la curiosità dei vari studenti che hanno formulato quesiti molto pertinenti come ad esempio la differenza fra l’amare ed il voler bene, oppure su come accrescere l’autostima.

 

Ad aprire i lavori è stata proprio la professoressa Frandina che ha fatto un po’ da padrona di casa. Ha portato i saluti della dirigente scolastica del Donegani Laura Laurendi alle prese con altri impegni istituzionali ma che ha voluto far sapere tramite Frandina: “La nostra è una scuola aperta al territorio che promuove ogni iniziativa utile per la crescita culturale degli alunni”.

 

Subito dopo la giornata è entrata nel vivo. Nel suo intervento Frandina ha voluto sottolineare un concetto ben preciso: “Ci sono ventate innovative nella scuola, non più solo contenuti, ma altre conoscenze in parallelo. La scuola deve essere vista come agenzia di formazione, gli insegnati assumo il ruolo di educatori che si affiancano alle famiglie ed ai ragazzi in una età che segna un momento di passaggio”.

 

Subito dopo è stata la volta del professor di Pietro Grassi docente presso l’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma che ha parlato dell’affettività ed ha detto nello specifico: “Meglio essere lasciati che lasciare. I ragazzi devono essere viaggiatori senza tempo e senza meta che devono conoscere bene la differenza fra vivere e sentirsi vivi. Lo specchio è una componente molto importante in questa età perché fa riflettere ed acuisce le paure di non piacere e di non piacersi”. Infine ha concluso con un suggerimento: “Bisogna saper attendere, saper chiedere, saper tollerare le frustrazioni e saper costruire le relazioni”.

 

Prima della conclusione ha preso la parola don Tommaso Mazzei referente dell’ufficio diocesano sulla famiglia e parroco della parrocchia di Santa Rita: “I ragazzi devono raggiungere l’affettività matura e riscoprire alcuni valori e lo stare in famiglia. La chiesa, la scuola e la famiglia devono costruire ponti per andare verso gli adolescenti che vivono un periodo non semplice, fermarsi e trovare il tempo di vivere con loro. Deve crearsi una collaborazione fra agenzie del sapere”. Rivolge poi un sentito appello ai ragazzi: “Non donate il corpo, sappiate aspettare e gustatevi questa attesa. Costruite sentimenti siete ancora adolescenti e non adulti”.

 

L’evento è stato realizzato con la collaborazione della parrocchia di Santa Rita, l’arcidiocesi di Crotone – Santa Severina, l’istituto paritario Benedetto XVI e l’ufficio diocesano famiglia.

 

In conclusione è stata consegnata una targa per la dirigente Laurendi con su scritto: “Protagonisti di una alleanza costruttiva che guarda alla nuove generazioni e ci rende esperti in umanità nella scuola e nella società

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Frandina, Mazzei, Grassi 

 

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